Bkerké, i vescovi maroniti riuniti per scegliere il nuovo arcivescovo di Beirut

Prolungati i lavori del sinodo annuale per la scelta del successore di mons. Boulos Matar, per 23 anni alla guida della diocesi. Al centro dei lavori anche questioni di ordine ecclesiastico, sociale e nazionale. L’invito al governo e ai leader politici per creare un clima “sano e responsabile”. Rilanciare l’economia, senza dimenticare società e scuole. 

Beirut (AsiaNews/OLJ) – Prolungando i tempi del ritiro iniziato la scorsa settimana, i vescovi maroniti di tutto il mondo, presenti in Libano per il loro Sinodo annuale, si sono riuniti ieri a Bkerké per iniziare quelli che saranno i loro veri lavori. E fra le molte decisioni che dovranno prendere, vi è anche l’elezione di un nuovo arcivescovo per la città di Beirut chiamato a succedere al vescovo mons. Boulos Matar. Quest’ultimo, che ha superato da tre anni l’età pensionabile (75 anni), occupa questa carica dal 1996, per un totale complessivo di 23 anni. 

Va detto che la diocesi di Beirut è simbolica sotto diversi aspetti. Con le sue 123 parrocchie, è di gran lunga l’arcivescovado più ricco di tutto il Libano per quanto concerne i beni materiali, le principali istituzioni economiche, le università e per densità di popolazione. Solo il Collège de la Sagesse accoglie fino a 10mila studenti. Con le sue ramificazioni a livello regionale, la diocesi di Beirut incarna anche il Libano pluri-comunitario. Sotto il profilo geografico, essa si estende fino a Naamé, Damour e Mechref, Bhamdoun, Beit-Méry e Baabda.

Rivolgendosi ai vescovi all’apertura dei lavori, il patriarca Beshara Raï ha ricordato che sono tenuti al segreto per quanto concerne gli atti di queste elezioni, e li ha ammoniti anche in merito a una possibile fuga di notizie. “Quello che potrà essere reso pubblico – ha dichiarato il capo della Chiesa maronita – verrà menzionato in via ufficiale nel comunicato finale, che sarà diffuso a conclusione dei nostri lavori, sabato 15 giugno a mezzogiorno, a Beirut come a Roma”. 

Per assicurare la segretezza, i vescovi sono stati invitati a non portare i telefoni cellulari durante le sessioni di lavoro. Essi hanno inoltre ripetuto dopo il patriarca il giuramento di votare in coscienza e di iscrivere i loro dibattiti e le loro prerogative “nel sacro contesto della successione apostolica”.

Il sinodo, sottolinea il patriarca maronita, verterà su questioni di ordine tanto ecclesiastico, quanto sociale e nazionale, e in generale su tutte le questioni che toccano la vita quotidiana dei maroniti. Dopo aver rivolto i propri complimenti per quanto è già riuscito a fare il governo, il porporato ha aggiunto di aspirare “come tutti i libanesi” a vedere “rafforzata la fiducia nel Libano, grazie alla creazione di un clima politico sano e responsabile, lontano da tutti i giochi politici, dai rancori e sgombro da scopi clientelari anarchici”. 

Egli ha poi affermato di voler aspirare al “rilancio dell’economica, alla difesa del ruolo delle banche” oltre che a “una attenzione particolare alle associazioni sociali e alle scuole”. Il porporato ha infine richiamato i leader a rilanciare il settore edilizio che, come tutti sanno, serve spesso come traino per gli altri settori”. 

Il patriarca ha poi reso omaggio alla memoria degli appartenenti alle forze dell’ordine che hanno sacrificato la loro vita – l’ultimo di questi episodi è avvenuto a Tripoli – nella lotta contro il terrorismo”. E ha messo in guardia contro “questa idra che si insinua nella nostra società” e, almeno all’apparenza, “si muove con agio al suo interno”. Egli ha espresso l’auspicio che questi “agenti del disordine e della morte” siano arrestanti, assieme “ai loro sponsor”.

Il patriarca ha poi rivolto una parole di orientamento all’attenzione dei maroniti che vivono nei Paesi arabi (Iraq, Siria e Palestina) e a quanti fra loro sono espatriati lontano dal Medio oriente. Ai primi, egli li ha rassicurati che la Chiesa maronita si sforza a difendere la loro causa nelle istanze civili ed ecclesiastiche, regionali e internazionali “e li ha incoraggiati a rimanere legati al loro ambiente, fedeli al loro patrimonio e alla loro storia”. Agli espatriati, il patriarca ha raccomandato di “non spezzare mai il legame con la loro madrepatria e, in particolare, di sforzarsi a inserire i loro dati civili e quelli dei loro discendenti presso le missioni diplomatiche libanesi nei loro Paesi di adozione, al fine di preservare la loro nazionalità e i loro diritti civili”. E di impegnarsi tutti, ciascuno secondo la misura che gli è possibile, “a contribuire alla prosperità economica del Libano”. 

A conclusione del Sinodo, i vescovi parteciperanno all’inaugurazione del “Centro patriarcale per la crescita umana e dell’apprendimento”, la cui sede si trova all’interno della chiesa dei santi Sergio e Bakhos a Rayfoun.