Putin parlerà al papa dell’Ucraina

Gli osservatori citano anche possibili dialoghi su Siria, Medio Oriente, compresa Gerusalemme, e forse anche Venezuela.  Il Vaticano, unica porta veramente aperta all’ospitalità di Putin in Occidente. Una “Santa alleanza” tra Chiesa cattolica e Russia contro la “degradazione morale” della società contemporanea. Ma ancora nessun viaggio del pontefice a Mosca. Preoccupazioni per il Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina.

Mosca (AsiaNews) – Nei giorni scorsi la Sala stampa vaticana ha diffuso l’annuncio ufficiale della visita “di Stato” del presidente russo Vladimir Putin a papa Francesco il 4 luglio prossimo. In una fase molto delicata dei rapporti tra Oriente e Occidente e tra le Chiese Ortodosse, l’opinione pubblica si interroga sui contenuti dell’incontro

Si tratterà della terza visita di Putin a papa Bergoglio in questi sei anni del suo pontificato, e la prima dopo l’incontro del 2016 all’Avana tra il papa di Roma e il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev), che diede inizio a una nuova fase di grande sintonia tra i vertici della Chiesa cattolica e la Russia.

Tra gli argomenti all’ordine del giorno del colloquio tra Putin e Francesco, molti osservatori ritengono anzitutto probabile quello della situazione in Ucraina, oltre alla Siria e al Medio Oriente, compresa Gerusalemme, e forse anche il Venezuela. Il presidente russo ha più volte manifestato la sua alta considerazione nei confronti di papa Bergoglio, come uno dei personaggi più influenti sulla scena internazionale per la sua grande autorità morale, e anche per la disponibilità manifestata dal Vaticano nei confronti della Russia, in tempi ostili di chiusure, sanzioni e minacce reciproche.

Il presidente russo non è stato neppure invitato alle recenti celebrazioni per l’anniversario dello sbarco in Normandia, il D-Day che schierò in Europa gli avversari occidentali del nazismo, dei quali la Russia Sovietica fu il principale alleato a Oriente. Nei giorni successivi, i principali leader politici occidentali hanno snobbato il grande Forum economico di San Pietroburgo, acuendo il senso di emarginazione di Putin, che solo un anno fa apriva solennemente i campionati mondiali di calcio in Russia, sperando di rilanciare la sua immagine internazionale. Il Vaticano appare dunque l’unica porta veramente aperta all’ospitalità di Putin in Occidente.

La Russia propone da tempo, per bocca del suo patriarca Kirill e con il sostegno della classe politica a partire dallo stesso Putin, una “Santa alleanza” tra la Chiesa Cattolica e la Russia contro la “degradazione morale” della società contemporanea, per salvare l’Europa e le sue radici cristiane. Dall’incontro di Cuba, inoltre, cattolici e ortodossi collaborano attivamente negli scambi culturali, e nell’azione umanitaria in favore dei cristiani e dei profughi di guerra in Medio Oriente, soprattutto in Siria, nazione martoriata il cui controllo è stato lasciato ai russi, con la benedizione del Papa.

Come in occasione di ogni altro contatto tra il Papa e i presidenti russi, dai tempi di Eltsyn, si è riproposta anche la questione di un possibile viaggio del Papa in Russia, subito negata da automatiche dichiarazioni dal patriarcato di Mosca, secondo cui “i tempi non sono maturi”, a cui hanno fatto eco analoghe smentite vaticane. D’altra parte, i recenti viaggi di Francesco nelle terre ortodosse di Bulgaria e Romania, con manifestazioni di grande affetto e attenzione ai problemi di quei popoli e quelle Chiese molto vicine a quella russa, testimoniano a favore di un “processo di maturazione” anche di un possibile viaggio a Mosca. Dopo l’ultima visita di Putin a Roma, nel 2015, seguì proprio lo storico incontro dell’Avana, e quindi qualche sorpresa potrebbe scaturire anche questa volta.

All’Avana vi fu un appello congiunto di Francesco e Kirill per la pace in Ucraina, senza indicare colpevoli o difendere vittime, ma invitando gli ucraini stessi a “superare le divisioni”. La storia recente, con lo scisma causato dall’autocefalia della Chiesa di Kiev, mette alla prova la sintonia della dichiarazione cubana. Di sicuro, Putin vorrà assicurarsi che il papa non ceda al riconoscimento della nuova Chiesa, nonostante le spinte favorevoli degli stessi greco-cattolici ucraini, molto più vicini a Epifanyj di Kiev che a Kirill di Mosca; e Putin sa che quest’anno si terrà a Roma, a inizio settembre, il Sinodo Greco-cattolico ucraino. In Romania, canonizzando i martiri cattolici del comunismo, il papa ha chiesto ai greco-cattolici locali di aiutare ad avvicinare i due mondi del cristianesimo orientale e occidentale, compito ancora più urgente proprio in terra ucraina.